Intervista ad Alessandro Rinaldi

Di cosa ti occupi?

Negli ultimi anni, alla guida di Dof Consulting, ho girato l’Italia per il progetto sui Circoli di Ascolto Organizzativo, creando percorsi di facilitazione e sviluppo delle persone all’interno di grandi organizzazioni, sia pubbliche che private. Il mio gruppo di lavoro cerca di collegare diverse dimensioni per stimolare lo sviluppo delle comunità sociali: dalla formazione esperienziale ai modelli di facilitazione, dalla consulenza di direzione alla sperimentazione di linguaggi creativi. Attraverso una pluralità di forme di intervento, Dof cerca di connettere diversi mondi per creare percorsi di coinvolgimento delle persone all’interno di progetti di rinnovamento e di crescita. Questa direzione di lavoro ci ha portato a contatto con tutte quelle organizzazioni fortemente motivate a rinnovare i modelli di partecipazione e di inclusione.

Come ti sei avvicinato al Pd e perché hai deciso di offrire il tuo aiuto?

Quando ho conosciuto Francesco Russo, mi ha colpito il suo interesse autentico per la necessità di rinnovamento dell’azione politica: ho incontrato diversi uomini politici a “corta distanza” e, per il lavoro che svolgo, mi viene abbastanza naturale riconoscere la differenza tra una generica retorica sui soliti temi della politica sociale e un sincero interesse per i modelli di coinvolgimento che possono far emergere le risorse e l’unicità delle persone.  Abbiamo passato molto tempo a condividere le esperienze e le visioni di sviluppo e il calore di questa relazione mi ha convinto ad attivare le risorse del mio gruppo per contribuire a costruire un progetto di sviluppo a Trieste centrato sull’ascolto e sulla facilitazione sociale. Nei primi passi del progetto mi ha dato grande carica incontrare persone giovani e di talento che hanno deciso di seguirci in questa idea e hanno offerto la propria energia accettando di formarsi come facilitatori e di costituire un gruppo di coordinamento operativo. Quando ho rivisto in un progetto di rinnovamento politico la forza di partecipazione e la generosità dell’impegno, ho avuto la conferma delle grandi potenzialità di questo percorso a Trieste.

Com’è nata l’idea di Appunt[a]menti?

Il titolo stesso descrive al meglio l’idea che sta alla base di questo progetto: “Appunt[A]menti. Dialoghi per costruire la città”. “Appuntamenti” al plurale esprime il senso di calore che caratterizza le modalità di lavoro di questo percorso. È una parola che sottolinea l’idea di un coinvolgimento personale, che si protrae nel tempo, che ci fa incontrare gli altri. “Dialoghi per costruire la città” esprime molto bene questa idea di ritorno a una dimensione autentica di relazionalità, di riconnessione con la forza costruttiva e generativa del dialogo. Oggi le persone rischiano di essere stritolate dal ritmo della quotidianità e un momento di ascolto e di relazione sembra rientrare nella categoria del lusso. Realizzare momenti in cui c’è tempo per ascoltare, per dire la propria opinione in un clima costruttivo, per sorprendersi di fronte alle risorse che le persone possono esprimere se supportate e messe nella condizione di farlo, è estremamente significativo e arricchente. Il progetto adatta in forma diretta la metodologia dei Circoli di Ascolto Organizzativo, affidando a un facilitatore la responsabilità di favorire in tutte le modalità possibili l’incontro tra le persone, alla presenza di uno o più politici, per esplorare bisogni e generare nuove idee. Appunt[A]menti ha la forza della riscoperta delle cose semplici e fondamentali: tra i tanti incontri, ho ancora in mente il calore e l’energia di una delle serate trascorsa all’interno di una casa carsica nel Borgo di Santa Croce con la comunità di riferimento. Le persone dapprima si sorprendono rispetto alla possibilità di portare con forza i propri bisogni all’attenzione di un politico, poi si impegnano intensamente per farlo e alla fine attendono di ricevere risposte e segnali concreti di continuità per contribuire a realizzare progetti di miglioramento. Questo è il livello di impegno e di responsabilità da cui il progetto ora non potrà sottrarsi.

Su quali cardini poggia questo progetto?

Il progetto è centrato su alcuni elementi fondamentali. Per prima cosa è nato il gruppo di facilitatori che ha il compito di sviluppare il dialogo sociale: questa figura è in rapida diffusione in tutta Italia e risulta molto efficace per far emergere e valorizzare le risorse delle comunità sociali. Aver trovato subito un buon numero di persone a Trieste disposte a svolgere questo incarico dimostra la voglia di impegnarsi per il rinnovamento della città. Il secondo elemento fondamentale è la presa di consapevolezza da parte del Partito Democratico a Trieste della necessità di realizzare un modello di comunicazione e di ascolto a contatto con le persone e all’interno dei luoghi della vita vera, della quotidianità. Il politico incontra le persone in ambienti pubblici e in spazi di accoglienza e deve dimostrare di sapersi mettere in relazione con i bisogni dei cittadini in modo autentico, con calore e reale capacità di ascolto. Un terzo ma non ultimo elemento centrale è l’impegno da parte del politico a fornire delle risposte concrete a fronte delle domande e delle proposte espresse dai cittadini: anche attraverso l’utilizzo dei social network e della realizzazione di grandi eventi pubblici, Appunt[A]menti avrà la responsabilità di costruire dei progetti a lungo termine a partire dall’azione di ascolto e facilitazione che porterà avanti nel corso degli anni. In fine, il progetto, presentato a livello nazionale a Milano il 21 aprile 2011, avrà anche il supporto della comunità nazionale di facilitazione dei Circoli di ascolto organizzativo (www.circolidiascolto.org) per fondarsi su metodologie, modalità di comunicazione e buone prassi sperimentate con successo a livello nazionale e internazionale.

Cosa pensi che mancasse alla politica che ora, grazie ad Appunt[a]menti, può esserci?

Nella mia esperienza, le persone hanno bisogno di riconoscersi nei valori e nelle modalità di azione di un gruppo per dare un contributo, per uscire dall’indifferenza e da un atteggiamento di passività. Alla fin fine l’esempio dato dai leader e dalle figure di riferimento di una comunità esercita un impatto determinante sulla voglia di mettersi in gioco delle persone. Troppo spesso gli esempi nazionali rappresentano dei modelli lontanissimi dalla quotidianità, credo che la rappresentatività della politica debba rifondarsi su un linguaggio comune, su valori condivisi, sulla percezione di una forte dimensione etica e sulla generosità dell’impegno. Credo che Appunt[A]menti possa ripartire da qui, riallacciare la relazione tra politica e cittadini attraverso la forma dell’incontro a “corta distanza”: nelle piazze, nelle case, nei rioni, nelle organizzazioni, nei caffè, etc. L’obiettivo è ridare credibilità al senso dell’incontro, spegnere temporaneamente le forme di politica televisiva che hanno prodotto un enorme allontanamento di buona parte della popolazione dalla politica stessa. Allontanarsi dalla politica è, in fondo, un atto autodistruttivo perché significa allontanarsi da se stessi e dalla propria comunità di appartenenza, significa rinunciare a un diritto fondamentale di esercitare delle scelte. Non è facile riavvicinare le persone alla dimensione della collettività, alla condivisione della responsabilità sociale ma questa è la sfida che Appunt[A]menti ha accettato: lavorare nel corso del tempo, ben oltre le scadenze elettorali e le opportunità contingenti, per continuare a far dialogare le persone, per far emergere domande e proposte, per dare risposte e realizzare progetti concreti. Per testimoniare che oggi è possibile e necessario credere nella qualità di relazione e rifondare la visione di una comunità sociale che creda nei propri sogni e si impegni per realizzarli.

Alessandro Rinaldi
Alessandro RinaldiFondatore del Process Counseling negli anni Novanta con Paolo Callegari, dirige la Scuola di specializzazione SPC ed è alla guida di Dof Consulting, ensemble attivo per lo sviluppo delle persone e delle relazioni all’interno di gruppi e comunità sociali.
Realizza progetti di consulenza e formazione per grandi aziende italiane e  internazionali. Autore di numerose pubblicazioni sullo sviluppo delle potenzialità personali e organizzative e sulle nuove metodologie di formazione e Coaching.

Dal 2000 è impegnato come performer all’interno di una ricerca trasversale sul rito di passaggio e sullo Spazio Sacro. Il teatro sperimentale, la poesia breve, le arti marziali e la videoarte, si fondono alla ricerca della bellezza nel tempo presente. Tra i suoi libri più recenti: The Village. A social development game, in pubblicazione nel 2011, Dalla Maschera al Volto. Piccole storie, immagini e suoni per ritrovare se stessi (2009, Milano, Edizioni Guerini). Tra le performance e le videoinstallazioni: Panopticon (Kant machine), video installazione con Leo Kopacin, (Udine – Trieste 2011), Riflessi del Sé, lungometraggio diretto insieme ad Antonio Giacomin e Nicola Gaiarin con la partecipazione di Ernesto Illy, Moni Ovadia, Margherita Granbassi, Mario Vatta ed altri, Burning Resonance, video installazione creata insieme a Nicola Artico (Milano in Egea Bocconi, 2010).

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